Discorso del 1° agosto 2026
1. agosto 2026 - Mendrisio
Fa fede la versione orale
Onorevole sindaco della Città di Mendrisio,
Stimate autorità cantonali e comunali,
Care concittadine e cari concittadini,
Ho sentito dire che vi chiamano momò. È vero? … Allora permettetemi un: care e cari momò!
Sono molto felice di celebrare la festa nazionale in una delle città più a sud della Svizzera.
Purtroppo il mio italiano è ancora un cantiere aperto. Ma a differenza del tunnel ferroviario di base del San Gottardo, spero di non farvi aspettare 17 anni.
Per me, essere oggi qui a Mendrisio riveste un significato particolare. Il Ticino occupa un posto unico nel nostro Paese. Non solo per la sua cultura ricca e viva, o per il suo marcato spirito di accoglienza e di convivialità. Ma soprattutto perché il Ticino ricorda alla Svizzera chi siamo davvero. Un Paese costruito non sull'uniformità, ma su un equilibrio raro e prezioso tra regioni, tra libertà e responsabilità, tra radici e innovazione. Un equilibrio che non si impara sui libri, ma piuttosto che si vive tutti i giorni.
Il Mendrisiotto ne è un esempio particolarmente significativo. La vostra regione ha da sempre un carattere speciale: è un avamposto, un luogo dove nascono scambi, opportunità e nuove idee. O perfino giardini pieni di idee, come quello dove ci troviamo oggi.
Da generazioni, Mendrisio è anche città di frontiera. Conosce i vantaggi dell’apertura, degli scambi e delle opportunità che ne derivano, ma anche le sfide correlate. Spesso le regioni di frontiera sono in prima linea quando si creano frizioni tra vicini.
Vivere alla frontiera ha un significato preciso: e so bene di cosa parlo, perché anch’io vengo da una regione vicina alla Germania e all’Austria. Come in Ticino, la linea di frontiera si vede dalla finestra, attraversa le strade, le imprese e, a volte, anche le famiglie.
Voi qui a Mendrisio sapete che un’identità non si difende alzando muri. Al contrario, si rafforza invece nella fiducia in noi stessi, nella forza delle nostre istituzioni e dei nostri valori, e nella capacità di guardare al mondo senza mai perdere di vista ciò che siamo.
Forse è proprio questa la lezione che il resto della Svizzera può imparare dal Mendrisiotto: essere aperti al mondo non significa dissolversi in esso, e avere un’identità forte non significa ripiegarsi su sé stessi: significa saper sfruttare le occasioni fornite dalla nostra apertura e dal nostro spirito imprenditoriale.
Il primo agosto è anche questo. È la festa della nostra storia, delle nostre istituzioni, dei nostri valori e, non da ultimo, della nostra pluralità. Una caratteristica che ci rende più forti.
In Svizzera convivono lingue diverse, culture diverse, sensibilità diverse. Eppure, quando ciò che conta davvero è in gioco, diventiamo una cosa sola. Un po’ come noi oggi: io di madre lingua tedesca, originaria della Svizzera orientale, che ho studiato a Neuchâtel e che oggi mi rivolgo qui, all’estremo sud del paese, a un publico di lingua italiana.
Non è forse questa una bella rappresentazione del nostro Paese? Un Paese che non cerca di cancellare le differenze, ma che sa trasformarle in una ricchezza condivisa. E questa particolarità si ritrova anche in uno dei simboli della nostra identità: l’inno nazionale svizzero che abbiamo appena ascoltato – o nel caso dei più coraggiosi – intonato. Oggi ci sembra indissociabile dal primo agosto.
Il Salmo svizzero esiste dal 1841. Ci sono però voluti 140 anni prima che, nel 1981, il Consiglio federale lo proclamasse ufficialmente inno nazionale della Svizzera. Non considerandosi la suprema autorità in materia di canto, il governo preferì a lungo affidarsi pienamente alla sensibilità della popolazione.
Paragonando le versioni italiana, francese, tedesca e romancia, si scopre poi che non sono semplicemente traduzioni dello stesso testo. Come le nostre regioni linguistiche, ciascuna porta una sfumatura, una sensibilità propria. Sono piuttosto modi diversi di guardare la Svizzera, di amare la stessa patria.
Queste quattro versioni dell’inno nazionale sono quindi diverse, ma è proprio questa differenza a renderle ancora più svizzere. Essere Svizzeri non è parlare la stessa lingua o avere la stessa mentalità. È la capacità di ascoltare l’altro, accettare le differenze e costruire qualcosa in comune. Il nostro inno quindi ci insegna una cosa semplice: la Svizzera non è forte perché è uniforme. È forte perché trasforma le sue differenze in armonia.
L’altra lezione che possiamo trarre dai decenni che ci sono voluti per ufficializzare il Salmo è che la Svizzera, talvolta, ha bisogno di un po’ più di tempo prima di prendere una decisione definitiva. Ma questo ci permette almeno di dire che le nostre decisioni sono ben ponderate e destinate a durare. Non vengono rimesse in discussione né accantonate al primo mutare degli umori politici. Questo crea affidabilità e genera fiducia.
Care concittadine, cari concittadini,
Viviamo in un mondo che cambia a una velocità incredibile. Guardando le notizie, a volte viene quasi il capogiro. Vediamo governi per i quali la libertà sembra essere più un fastidio che una conquista – tranne la loro di libertà, naturalmente. Vediamo Stati che si racchiudono nelle proprie roccaforti economiche. Assistiamo a guerre di aggressione e a guerre commerciali.
Tutto ciò mentre le sfide da affrontare diventano sempre più complesse, tra evoluzione demografica, cambiamenti climatici e progresso tecnologico ultrarapido. Viene spontaneo chiedersi: ma saremo all'altezza di tutto ciò? Io sono fiduciosa che lo saremo.
Naturalmente, anche la Svizzera è toccata dagli sviluppi internazionali, sui quali non sempre possiamo esercitare un'influenza diretta. Ma non è una situazione nuova. Nel corso della storia, il nostro Paese ha saputo affrontare sfide e cambiamenti facendo leva su valori solidi, su istituzioni forti e su conquiste economiche e sociali che continuano a rappresentare le fondamenta del nostro futuro.
Custodiamo un sistema fondato sulla libertà, sulla democrazia e sullo Stato di diritto. Assumiamoci le nostre responsabilità. E, pur nelle nostre differenze, continuiamo a dialogare, a cercare soluzioni condivise e ad avanzare insieme. Con queste basi, saremo in grado di affrontare anche le sfide che oggi ci sembrano più difficili.
Come spesso è accaduto nella nostra storia, la forza della Svizzera risiede nella sua capacità di rimanere unita, di adattarsi e di guardare avanti. E io ho fiducia nelle nostre istituzioni e in voi, nella popolazione svizzera. So che sapremo trovare delle soluzioni quando ce ne sarà bisogno. E qui sorge una domanda: fino a che punto dobbiamo adattarci e seguire l’esempio degli altri, e fino a che punto dobbiamo invece seguire la nostra strada?
È un esercizio di equilibrio. Sono però convinta che, quanto più le regole si indeboliscono e quanto più vengono meno l'affidabilità, il rispetto e la correttezza nei rapporti tra le persone e tra gli Stati, tanto più dobbiamo rimanere saldi nella difesa di questi valori. Non è soltanto una questione di dignità. È anche una questione di interesse.
Nell'attuale contesto internazionale disponiamo infatti di una grande carta vincente: la nostra stabilità. Una stabilità sociale, politica ed economica. E da ministra delle finanze, permettetemi di aggiungere un ulteriore elemento: anche la nostra stabilità finanziaria. Finanze pubbliche sane e un basso livello di indebitamento del nostro Paese sono la migliore preparazione alle crisi.
È una stabilità che non impedisce il cambiamento, ma che ci permette di affrontarlo con fiducia. In fondo, come diceva uno storico della Svizzera orientale: Vogliamo essere contemporanei e moderni, ma vogliamo anche rimanere confederati.
Il primo agosto ci ricorda tutto ciò. Ci ricorda che la Svizzera non è soltanto uno Stato. La Svizzera è una promessa reciproca. La promessa che, nonostante le nostre differenze, continueremo a costruire insieme. Che la libertà andrà sempre di pari passo con la responsabilità, che la solidarietà non sarà mai considerata una debolezza. E forse è proprio qui, in Ticino, che questa idea assume il suo significato più evidente.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro una felice festa nazionale.
Viva Mendrisio, viva il Ticino e viva la Svizzera!!
Bundesrätin Karin Keller-Sutter

Biografie
Bundesrätin Karin Keller-Sutter ist seit Januar 2023 Vorsteherin des Eidgenössischen Finanzdepartments EFD und ist seit 2019 im Bundesrat. Zuvor war sie Ständerätin des Kanton St. Gallen.

Autogrammkarte
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Interviews und Beiträge
Eine Auswahl an Interviews von Bundesrätin Karin Keller-Sutter.

Reden
Reden von Bundesrätin Karin Keller-Sutter im Wortlaut.

Präsidialjahr 2025
Die Highlights aus dem Präsidialjahr von Bundesrätin Karin Keller-Sutter.