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Il consigliere federale Hans-Rudolf Merz ha spiegato che in caso di accettazione dell'iniziativa le Casse federali sarebbero private di mezzi finanziari per un importo annuo di 833 milioni (questo sino alla scadenza dell'attuale Convenzione di distribuzione tra il Dipartimento federale delle finanze e la Banca nazionale svizzera). I mezzi che confluirebbero nel Fondo AVS verrebbero a mancare alla Confederazione per l'adempimento dei suoi compiti. La Confederazione sarebbe dunque costretta a compensare questo ammanco di entrate. L'iniziativa non fornisce però risposte alla questione delle modalità di tale compensazione.
Questi 833 milioni non possono essere semplicemente messi in relazione con l'intero bilancio federale, perché il 60 per cento delle uscite della Confederazione - ossia complessivamente circa 30 miliardi - corrispondono a spese vincolate nei confronti di terzi e non possono pertanto essere modificate a breve scadenza. Nel 2005 i soli versamenti della Confederazione a favore dell'AVS e dell'AI ammontavano a 9,4 miliardi. Sono invece manovrabili a breve scadenza le spese non vincolate (ca. 20 miliardi), come quelle per la formazione, i trasporti o l'agricoltura. Per la Confederazione la perdita della quota agli utili della Banca nazionale costituirebbe quindi una grave limitazione del suo margine di manovra.
In sintesi il consigliere federale Hans-Rudolf Merz ha constatato che l'iniziativa COSA non risolve alcun problema dell'AVS. Essa costituisce una soluzione fittizia perché si procederebbe unicamente a una ridistribuzione dei mezzi finanziari. L'iniziativa minaccia inoltre l'indipendenza della Banca nazionale. Infatti il suo potenziale di utili è limitato. In caso di accettazione dell'iniziativa, la Banca nazionale sarebbe soggetta a pressioni per conseguire maggiori redditi. Questo obbligo di massimizzazione dei redditi non è però compatibile con la funzione di garanzia svolta dalla Banca nazionale a favore del nostro Paese.
Jean-Pierre Roth ha precisato che l'iniziativa conta su una distribuzione annua di utili della Banca nazionale dell'ordine di grandezza di 2,5 miliardi di franchi. In questo modo, l'iniziativa sopravvaluta di gran lunga la capacità di distribuzione di utili, che in realtà è di circa un miliardo all'anno. Anche Jean-Piere Roth ha ammonito che da questa errata valutazione possono risultare delusioni e conflitti politici.
Per Lorenz Bösch l'iniziativa è un "semplice esercizio di ridistribuzione": in caso di SÌ all'iniziativa nessun ulteriore franco sarebbe disponibile. Ogni franco che l'iniziativa COSA devierebbe nel Fondo AVS verrebbe a mancare ai budget di Confederazione e Cantoni. Gli ammanchi di entrate dovrebbero essere compensati mediante riduzioni di spese, rinunce a compiti o nuovi indebitamenti.
Secondo la volontà degli autori dell'iniziativa COSA, a titolo d'esempio il Cantone di Soletta riceverebbe ogni anno oltre 22 milioni di franchi in meno dalla Banca nazionale. Questa somma - così Bösch - corrisponde alla retribuzione di un terzo del corpo insegnante del Cantone. Nel 2005 i trasporti pubblici sono costati ad esempio circa 6,2 milioni di franchi al Cantone di Sciaffusa. Questa somma corrisponde all'incirca all'importo che potrebbe venir meno ogni anno a questo Cantone in caso di accettazione dell'iniziativa COSA o che esso dovrebbe procurarsi in altro modo.